L’etanolammina (monoetanolammina, MEA, nome INCI Ethanolamine) è un’ammina primaria con una funzione alcolica, di formula HOCH2CH2NH2 (61,08 g/mol), usata come agente alcalinizzante nelle colorazioni ossidative dette «senza ammoniaca». Come l’ammoniaca, alza il pH della miscela colorante per gonfiare la fibra e attivare il perossido di idrogeno; a differenza dell’ammoniaca è pochissimo volatile, il che elimina l’odore pungente ma cambia il suo comportamento sul capello.
La sostituzione non è quindi un semplice cambio di etichetta. Cambia la quantità di alcalinizzante necessaria, ciò che resta nella fibra dopo il risciacquo e il modo di chiudere il servizio. Hairswiss fa il punto su cosa dice la chimica e su cosa mostrano gli studi.
Perché una colorazione ossidativa ha bisogno di un agente alcalino?
Una colorazione permanente unisce precursori (per esempio la toluene-2,5-diammina), copulanti e perossido di idrogeno. La reazione avviene in ambiente alcalino, di solito intorno a pH 9-10, per tre ragioni. Il pH alto fa gonfiare la fibra e solleva le squame della cuticola, così le molecole piccole raggiungono la corteccia. Favorisce la formazione dell’anione perossidrile (HOO−; il pKa del perossido di idrogeno è vicino a 11,6), il principale responsabile della schiaritura della melanina. Infine permette l’ossidazione dei precursori e il loro accoppiamento in molecole colorate più grandi, che restano intrappolate nella corteccia.
Per la chimica generale della colorazione e il ruolo dei precursori, si vedano gli articoli Hairswiss sulla chimica della colorazione professionale e sulla para-fenilendiammina.
Etanolammina e ammoniaca: quali differenze chimiche?
- Basicità: il pKa dell’acido coniugato è 9,50 per l’etanolammina e 9,24 per lo ione ammonio. Le due basi tamponano nella stessa zona di pH.
- Volatilità: l’ammoniaca bolle a −33 °C e lascia la miscela durante la posa; l’etanolammina bolle a 170 °C e la sua tensione di vapore è di circa 64 Pa a 20 °C. In pratica non evapora.
- Odore: l’odore pungente delle colorazioni classiche viene dall’ammoniaca che si libera. L’etanolammina ha un odore debole, che ricorda l’ammoniaca e si percepisce soprattutto da vicino.
- Massa molare: 61,08 g/mol contro 17,03 g/mol dell’ammoniaca. Per ottenere lo stesso pH serve quindi una massa maggiore di etanolammina.
Per la chimica e le precauzioni proprie dell’ammoniaca, si veda l’articolo Hairswiss sull’idrossido di ammonio nelle tinture.
L’etanolammina schiarisce quanto l’ammoniaca?
Non a parità di quantità. L’ammoniaca che evapora porta via una parte dell’alcalinità: il pH tende a scendere durante la posa. L’etanolammina invece resta nella miscela e nella fibra. Per ottenere la stessa schiaritura della melanina, i formulatori devono usare percentuali di etanolammina più alte di quelle dell’ammoniaca, come ricorda uno studio pubblicato nel 2014 sul Journal of Cosmetic Science da un gruppo di Procter & Gamble (Bailey, Zhang e Murphy).
Una colorazione senza ammoniaca è più delicata con la fibra?
Non necessariamente. Nello studio di Bailey e colleghi, colorazioni con etanolammina ai limiti massimi d’uso sono state confrontate con colorazioni ad ammoniaca con tre metodi: la misura dell’acido cisteico con spettroscopia infrarossa (marcatore dell’ossidazione della cheratina), l’osservazione della cuticola al microscopio elettronico a scansione e la misura della perdita di proteine. Tutti hanno mostrato più danni con l’etanolammina, fino all’85% in più nel caso più estremo. Gli autori collegano il risultato al fatto che l’etanolammina, non volatile, può restare nel capello dopo il risciacquo.
Questi dati riguardano formule alle concentrazioni massime: non valgono automaticamente per tutte le colorazioni senza ammoniaca, i cui dosaggi e pH variano. Mostrano però che «senza ammoniaca» descrive l’alcalinizzante usato, non un livello di delicatezza. Il beneficio dimostrato è il comfort olfattivo durante il servizio, per la cliente come per il colorista.
Cosa prevede la normativa europea?
L’etanolammina rientra nell’allegato III del regolamento (CE) n. 1223/2009 (voce 61, monoalchilammine, monoalcanolammine e loro sali). Le condizioni sono una purezza minima del 99%, un contenuto massimo di ammine secondarie dello 0,5% nella materia prima, un contenuto massimo di nitrosammine di 50 µg/kg, il divieto d’uso con sistemi nitrosanti e la conservazione in contenitori privi di nitriti. Queste regole servono a limitare la formazione di nitrosammine. Come gli altri componenti delle colorazioni ossidative, può anche essere causa di un’allergia da contatto, che il dermatologo può ricercare con il test epicutaneo.
Cosa tenere a mente in salone?
- Rispettare il rapporto di miscelazione e il volume di ossidante indicati dal produttore: con un alcalinizzante non volatile, un eccesso di alcalinità non sparisce da solo.
- Risciacquare a lungo, fino a quando l’acqua esce limpida, per eliminare il più possibile l’alcalinizzante residuo.
- Chiudere con un trattamento acido dopo il colore, che riporta la superficie del capello verso il suo pH naturale e aiuta la cuticola a richiudersi.
- Su capelli sensibilizzati o porosi, scegliere il volume di ossidante più basso compatibile con il risultato, ed eseguire il test di allergia 48 ore prima di ogni applicazione.
In sintesi, l’etanolammina permette una colorazione ossidativa senza odore di ammoniaca, con la stessa logica chimica del pH alcalino. La sua bassa volatilità, che è il suo vantaggio, richiede anche più rigore nel risciacquo e a fine servizio.
