Ginseng e Proteine di Lupino: Chimica dei Ginsenosidi e Azione contro la Caduta dei Capelli

il

Il ginseng (Panax ginseng C.A. Meyer) è una pianta la cui radice contiene ginsenosidi, saponine triterpeniche di tipo dammarano studiate per la capacità di prolungare la fase di crescita (anagen) del follicolo pilifero. Le proteine di lupino idrolizzate (INCI: Hydrolyzed Lupine Protein), ricavate dal seme di Lupinus albus, agiscono a un altro livello: si legano alla fibra e all’epidermide del cuoio capelluto, rinforzano la cuticola e migliorano la tenuta del capello esistente. Associati nei trattamenti anticaduta professionali, questi due attivi coprono quindi due bersagli distinti: il follicolo che produce il capello e il fusto che deve resistere fino alla sua caduta naturale.

Questa complementarità spiega perché Hairswiss dedica un articolo alla coppia invece che a ciascun ingrediente isolato: capire cosa fa ognuno, e soprattutto cosa non fa, permette al professionista di consigliare con precisione.

Perché cadono i capelli? Il ciclo pilifero in breve

Ogni follicolo alterna tre fasi. L’anagen, fase di crescita, dura da 2 a 7 anni e riguarda circa l’85-90% dei capelli. Il catagen, fase di regressione, dura 2-3 settimane. Il telogen, fase di riposo, dura circa 3 mesi prima dell’espulsione del capello. Una perdita di 50-100 capelli al giorno è quindi fisiologica.

La caduta diventa visibile quando l’equilibrio si sposta: accorciamento dell’anagen, passaggio simultaneo di molti follicoli in telogen (effluvio telogen dopo uno stress, una malattia o un parto) oppure miniaturizzazione progressiva dei follicoli per effetto del diidrotestosterone (alopecia androgenetica). Gli attivi cosmetici non curano un’alopecia, che è di competenza del medico; agiscono sull’ambiente del follicolo e sulla qualità del capello. Per la struttura del follicolo e del fusto, vedi il nostro approfondimento sulla biologia del capello.

Cos’è un ginsenoside, dal punto di vista chimico?

I ginsenosidi sono glicosidi: uno scheletro steroideo a quattro anelli (aglicone di tipo dammarano, a 30 atomi di carbonio) legato a una o più catene di zuccheri (glucosio, ramnosio, arabinosio). Ne sono stati identificati più di cento. I più studiati si dividono in due famiglie secondo l’aglicone:

  • Protopanaxadiolo (PPD): Rb1, Rb2, Rc, Rd, Rg3. Il ginsenoside Rb1 (C54H92O23, circa 1.109 g/mol) è tra i più abbondanti nella radice.
  • Protopanaxatriolo (PPT): Re, Rf, Rg1. Il ginsenoside Rg1 (C42H72O14, circa 801 g/mol) porta un gruppo ossidrile in più sullo scheletro.

Attenzione all’omonimia: il “PPD” del ginseng (protopanaxadiolo) non ha nulla a che vedere con la p-fenilendiammina delle colorazioni ossidative.

La loro struttura è anfifilica: la parte triterpenica è lipofila, gli zuccheri sono idrofili. È il profilo tipico di una saponina, da cui un leggero potere schiumogeno e una buona compatibilità con le formule detergenti. L’elevata massa molecolare (800-1.100 g/mol) limita però la penetrazione cutanea: l’efficacia dipende dal veicolo, dalla concentrazione e dal tempo di contatto, il che favorisce le lozioni senza risciacquo rispetto agli shampoo.

Come agisce il ginseng sul follicolo?

I dati disponibili provengono soprattutto da studi in vitro sulle cellule della papilla dermica umana, da colture di follicoli isolati e da modelli animali. Tre meccanismi vi sono descritti in modo ricorrente:

  • Stimolazione della papilla dermica: alcuni ginsenosidi (in particolare Rb1 e Rg3) favoriscono la proliferazione delle cellule papillari e l’attivazione della via Wnt/β-catenina, coinvolta nel mantenimento dell’anagen.
  • Ritardo del catagen: nelle colture di follicoli, estratti di ginseng riducono l’entrata in regressione indotta sperimentalmente, in particolare dal TGF-β.
  • Modulazione androgenica: estratti di ginseng rosso e alcuni ginsenosidi inibiscono in vitro la 5α-reduttasi, l’enzima che converte il testosterone in diidrotestosterone.

Gli studi clinici sull’uomo restano pochi e di piccole dimensioni. Il ginseng è quindi un attivo di accompagnamento plausibile e ben tollerato, non un’alternativa alle terapie mediche dell’alopecia androgenetica. È questa la sfumatura che il professionista deve trasmettere al cliente.

Cosa fanno le proteine di lupino idrolizzate?

Il seme di lupino bianco contiene circa il 35-40% di proteine, soprattutto globuline chiamate conglutine. L’idrolisi enzimatica le frammenta in peptidi e amminoacidi a basso peso molecolare, solubili in acqua e compatibili con i tensioattivi.

La loro azione è anzitutto fisico-chimica. I peptidi portano gruppi carichi e polari che si adsorbono sulla cheratina, soprattutto dove la cuticola è danneggiata e più carica negativamente. Formano un film idrofilo che trattiene l’acqua, leviga le squame e aumenta leggermente il diametro apparente della fibra. Il profilo amminoacidico del lupino, ricco di arginina e di amminoacidi a funzione acida (glutammato, aspartato), rafforza questa affinità per la cheratina. Il risultato è un capello più resistente alla rottura, quindi una riduzione della “falsa caduta” dovuta ai capelli spezzati dal pettine.

Sul cuoio capelluto i peptidi svolgono un ruolo idratante e filmogeno. Le affermazioni di stimolazione diretta del follicolo da parte delle proteine di lupino si basano soprattutto su dati dei fornitori e vanno presentate con prudenza.

Un aspetto pratico: il lupino è tra gli allergeni alimentari a dichiarazione obbligatoria in Europa e in Svizzera. Una sensibilizzazione per via cutanea resta rara, ma con un cliente allergico al lupino o all’arachide (reattività crociata nota) è prudente un test preliminare.

Perché associare ginseng, lupino e caffeina?

Nelle formule anticaduta moderne il ginseng e il lupino raramente sono soli. Spesso sono associati alla caffeina, una metilxantina che in vitro contrasta l’effetto del testosterone sul follicolo (vedi il nostro articolo su guaranà e metilxantine), e a oli essenziali rinfrescanti come mentolo o eucalipto, che attivano la microcircolazione superficiale.

La logica è quella di un’azione su più livelli: caffeina e ginseng sul follicolo, lupino sulla fibra, mentolo sulla sensazione e sulla circolazione. Un cuoio capelluto sano resta la condizione preliminare. In presenza di forfora o infiammazione bisogna prima trattare il terreno, per esempio con il Piroctone Olamine.

Quali prodotti professionali associano ginseng e proteine di lupino?

I professionisti svizzeri trovano su cliCHair.ch la linea INEJ Loss Control di Code Zero, che riunisce proprio questi due attivi. L’INEJ Loss Control Serum è una lozione senza risciacquo che associa Hydrolyzed Lupine Protein e Panax Ginseng Root Extract a caffeina, estratto di tè verde e oli essenziali di timo ed eucalipto. Il formato senza risciacquo è il più coerente con l’elevata massa molecolare dei ginsenosidi.

L’INEJ Loss Control Shampoo riprende lo stesso complesso (lupino, ginseng, caffeina) in una base detergente. Prepara il cuoio capelluto prima dell’applicazione della lozione. L’abbinamento dei due prodotti segue la logica descritta sopra: detergere, poi lasciare agire.

Come inserire questi attivi in un protocollo in salone?

  • Diagnosi: distinguere caduta (capello con bulbo) e rottura (capello senza bulbo). Il ginseng mira alla prima, il lupino soprattutto alla seconda.
  • Durata: un ciclo telogen dura circa 3 mesi. Qualsiasi valutazione di un trattamento anticaduta richiede quindi almeno 8-12 settimane di uso regolare.
  • Applicazione: lozione su cuoio capelluto pulito e tamponato, riga per riga, con un massaggio di 2-3 minuti.
  • Indirizzo medico: caduta improvvisa, a chiazze o accompagnata da prurito persistente, oppure diradamento progressivo di stempiature e vertice: il cliente deve consultare un dermatologo.

In sintesi

I ginsenosidi del ginseng sono saponine triterpeniche che, in laboratorio, sostengono la fase anagen e frenano il catagen. Le proteine di lupino idrolizzate rinforzano la fibra e riducono la rottura. La loro associazione, spesso completata dalla caffeina, rappresenta un approccio cosmetico coerente alla caduta stagionale o reattiva, a patto di rispettare un tempo di applicazione sufficiente e di riconoscere le situazioni di competenza medica.